mancano

al 12 ottobre 2016

 

Les Sauteurs locandina Giovedì 11 maggio
ore 21.00
Fabbrica del Cinema
(Piazza Sergio Usai - Grande Miniera di Serbariu)

Proiezione di
LES SAUTEURS
di Moritz Siebert, Estephan Wagner
(Danimarca 2016, 80')

Sul Monte Gurugù intorno a Melilla, enclave spagnola in Marocco, vivono migliaia di migranti africani in attesa di riuscire a scavalcare la barriera di filo spinato e telecamere che li separa dall'Europa.
La loro è una vita precaria, ma piena di progetti e futuro.
Ad uno di loro, Abou originario del Mali, gli autori affidano una telecamera per raccontare la vita di questa comunità. 
Abou capisce la forza di quello strumento e diventa l’occhio grazie al quale per oltre un anno incontriamo da vicino le persone, ascoltiamo le loro storie, viviamo la fame, la violenza, la paura, ma anche i loro gioiosi tentativi di esorcizzarla.
Insieme a lui entriamo in quell’umanità, nella sua ferocia e nella sua bellezza, e l'accompagniamo con la speranza di riuscire a “saltare” aldilà del muro.

NOTE DI REGIA

"Il passaporto è la parte più nobile di un uomo", disse un uomo nei "Dialoghi di profughi" di Brecht. Settant'anni dopo, con notizie giornaliere sulla situazione dei migranti alle frontiere d'Europa, questa frase rimane di una disturbante attualità.
Per quelli di noi nati dal lato "giusto" della frontiera, i muri invalicabili restano un'immagine remota. Ma per quelli dall'altra parte, come Abou, che hanno un passaporto maliano, le opzioni sono molto limitate.
Quando le notizie sui massicci tentativi di superare le recinzioni di Melilla iniziarono a fiorire, nel 2014, fummo molto colpiti dalla determinazione della maggior parte degli uomini subsahariani sul Monte Gurugù. Senza curarsi dei numerosi fallimenti, o di quanto fossero dolorosi - sembravano semplicemente rialzarsi, scrollare via la polvere e ricominciare daccapo, verso il loro obiettivo.
Certo non mancano storie sulle tragedie che accadono alle frontiere d'Europa. Ma la nostra impressione è che le immagini siano comunque poche. Una voce sembra sempre mancare: la voce delle persone coinvolte.
Con l'obiettivo di sfidare l'immagine predominante del migrante, ci siamo per prima cosa confrontati con il nostro approccio da filmmakers. Abbiamo deciso di assumere completamente il punto di vista del nostro protagonista, e lasciare a lui la decisione su quali aspetti filmare. Quindi abbiamo consegnato la videocamera ad Abou. Eravamo curiosi di vedere cosa avrebbe filmato, quali scelte estetiche avrebbe fatto, e come queste scelte si sarebbero conciliate con le immagini esistenti dei migranti.
L'approccio di Abou inizialmente era differente dal nostro. Il suo scopo principale era raccontare al mondo della enorme ingiustizia che lui e i suoi amici stavano subendo a Melilla. Ma gradualmente filmare in sé si è trasformato per lui in una forma di espressione. Abou è passato dall'essere protagonista a co-regista. In conclusione, questo film è diventato anche un documentario sul fare un documentario.

INGRESSO LIBERO E GRATUITO

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